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Qualche anno fa, nei consessi internazionali dell’alta finanza, girava questa storiella che nella sua semplicità evidenzia una realtà difficilmente negabile. A un collega, che gli chiedeva come mai non si riuscisse a sollevare dalla miseria i paesi del cosiddetto terzo mondo, un banchiere candidamente gli rispondeva: “Vedi, mio caro, la differenza tra noi e i paesi poveri è che noi sappiamo sfruttare le loro risorse!”.

La differenza l’aveva ben capita il capo indiano “Seattle” che al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce, il quale nel 1854 gli chiedeva di acquistare una parte del territorio del suo popolo, faceva rispondere: “Ogni zolla di questa terra è sacra per il mio popolo… Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra quel che più gli conviene. La terra non è sua amica anzi è un suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre”.

 

Sappiamo, e il “Piccolo annuario verde 2003” pubblicato dalla Banca Mondiale ce lo ricorda, che le ricchezze della terra non sono inesauribili e che sono proprio le nazioni ricche, per lo più situate nell’emisfero nord, a consumare una quantità sproporzionata di energia e di risorse naturali. Il rapporto appena citato dettaglia diversi indicatori ambientali per paese, area geografica e classe di ricchezza. Tanto per restare in tema, gli Stati Uniti consumano ad esempio 16 volte più energia dell’India ed emettono molta più anidride carbonica, la principale causa del surriscaldamento del pianeta. Certo, le attività industriali e i processi di trasformazione producono ricchezza, ma il conto “ecologico” lo pagano tutti!

Lo stesso paradigma si ripete anche a livello dei singoli individui: chi consuma di più, inquina maggiormente, ma i risvolti negativi ricadono su ognuno degli esseri umani. È anche, e soprattutto, a questo livello, a livello personale, che si può invertire la rotta e diventare catalizzatori verso consumi più rispettosi dell’ambiente, verso minori sprechi e “piccoli” inquinamenti. Questo non toglie nulla all’impegno che abbiamo, come individui, di stimolare la classe politica e le imprese perché individuino e mettano in atto soluzioni per sostenere lo sviluppo e rispettare l'ambiente.

 

Come Jmac Europe siamo impegnati da tempo a sensibilizzare soprattutto le imprese, spesso responsabili non secondarie del degrado ambientale, affinché si facciano promotrici di uno sviluppo realmente sostenibile. Le imprese devono capire che nel 21° secolo un’azienda non può essere accettata dalla società civile se tra le parole più importanti del suo vocabolario non figura il termine “ambiente”. Non è sufficiente realizzare servizi e prodotti che soddisfino i clienti. È necessario che l’azienda si assuma anche la responsabilità degli effetti che si causano sull’ambiente mediante le proprie attività e i propri prodotti.

Il nuovo libro, curato dai nostri consulenti Akira Koudate e Giampiero Samaritani coadiuvati dall’impegno di molti colleghi, offre al mondo delle imprese italiane fatti concreti, esempi aziendali, metodologie già sperimentate perché, nel rispetto del principio basilare della profittabilità delle imprese “senza utili un’azienda non può sopravvivere”, esse si incamminino lungo la strada della salvaguardia ambientale e, anzi, possano far diventare l’ambiente un’ulteriore fonte anche di ricchezza. Molti dei casi aziendali citati nel volume ci provengono da Giappone dove, anche grazie a norme più severe e tempestive, le imprese si stanno attrezzando perché il loro impatto ambientale sia il più lieve possibile e alcune sono arrivate al fatidico “zero emission”. Comunque, solo percorrendo la strada del rispetto dell’ambiente che sempre di più, anche a livello normativo, sta diventando imperativa, sarà possibile “restituire alle generazioni future, da cui abbiamo preso in prestito le risorse della terra, un pianeta così come l’abbiamo ricevuto, se non addirittura migliorato”.

 

Giovanni Polvani

Amministratore Delegato di Jmac Europe Milano

 

 


  
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